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Bergamo celebra il Giorno del Ricordo 2026: cerimonie, memoria e iniziative culturali

11/02/2026

Bergamo celebra il Giorno del Ricordo 2026: cerimonie, memoria e iniziative culturali
Foto di: https://www.comune.bergamo.it/sites/default/files/2026-02/10%20feb%2026_Rocca.jpeg

Bergamo ha ospitato le cerimonie istituzionali per il Giorno del Ricordo 2026, organizzate dal Comune di Bergamo in collaborazione con la sezione locale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

Le commemorazioni si sono svolte in diversi luoghi simbolici della città, a partire dal Parco delle Rimembranze alla Rocca, dove si sono tenuti gli interventi ufficiali, la preghiera in memoria delle vittime delle Foibe e la deposizione delle corone d’alloro presso il monumento dedicato. La mattinata è poi proseguita con una celebrazione religiosa nella chiesa di Sant’Andrea e con un omaggio alla targa che ricorda gli esuli della Clementina.

Il messaggio delle istituzioni: memoria, dignità e responsabilità storica

Nel corso delle celebrazioni è intervenuta la sindaca Elena Carnevali, che ha richiamato il significato profondo del Giorno del Ricordo, istituito per conservare la memoria della tragedia delle Foibe e dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati.

Nel suo discorso è stato sottolineato come, a seguito dei Trattati di Pace del 1947, centinaia di migliaia di persone furono costrette ad abbandonare le proprie terre, affrontando un lungo percorso di sradicamento, sofferenza e ricostruzione. Bergamo, ha ricordato la sindaca, fu una delle città che accolse numerose famiglie di esuli, contribuendo nel tempo al loro inserimento sociale, lavorativo e abitativo.

Particolare riconoscenza è stata espressa nei confronti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia per il lavoro costante di tutela della memoria storica e per l’impegno nel trasmettere alle nuove generazioni una pagina a lungo rimasta ai margini del racconto pubblico.

Bergamo e l’accoglienza degli esuli giuliano-dalmati

Nel corso degli anni immediatamente successivi alla guerra, molti profughi provenienti da Pola, Fiume e Zara trovarono a Bergamo un primo punto di approdo, inizialmente negli spazi della Clementina e successivamente nei nuovi alloggi realizzati in diverse zone della città.

Il percorso di integrazione fu fatto di lavoro, scuola e ricostruzione quotidiana, trasformando una tragedia collettiva in una nuova storia di radicamento civile. Le testimonianze raccolte negli anni, anche attraverso ricerche scolastiche e progetti di memoria, hanno restituito il volto umano di quell’esodo fatto di famiglie, sacrifici e speranze.

Le Foibe e il valore della memoria nel presente

Nel ricordare gli eccidi e le deportazioni avvenute tra il 1943 e il 1945, è stato ribadito come la violenza colpì indiscriminatamente civili, religiosi, intellettuali e lavoratori, segnando una delle pagine più dolorose del Novecento italiano.

Il messaggio emerso dalle celebrazioni ha posto l’accento sulla necessità di custodire la memoria senza alimentare divisioni, trasformandola invece in strumento di consapevolezza storica e dialogo. Un richiamo particolarmente attuale in un contesto internazionale ancora attraversato da conflitti e tensioni.

Incontri culturali per approfondire la storia

Le iniziative proseguono anche sul piano culturale. Presso Palazzo Frizzoni, sede del Comune, è in programma la presentazione del libro Italianità adriatica. Le origini, il 1945, la catastrofe dello storico Raoul Pupo, dedicato alle vicende del confine orientale e alle loro conseguenze storiche e sociali.

L’incontro, organizzato in collaborazione con l’assessorato alla Pace, è aperto al pubblico e rappresenta un’occasione di approfondimento e confronto su una pagina fondamentale della storia italiana.

Le celebrazioni del Giorno del Ricordo a Bergamo confermano il ruolo delle istituzioni locali nella tutela della memoria storica e nella trasmissione dei suoi insegnamenti. Un impegno che non guarda solo al passato, ma che invita a costruire una società fondata sul rispetto, sulla convivenza pacifica e sulla consapevolezza delle ferite che hanno segnato l’Europa del Novecento.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to