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Otto varietà vegetali lombarde entrano nell’Anagrafe nazionale della biodiversità

20/02/2026

Otto varietà vegetali lombarde entrano nell’Anagrafe nazionale della biodiversità

Otto specie vegetali lombarde a rischio di estinzione o erosione genetica sono state ufficialmente iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, il registro istituito dal Ministero dell’Agricoltura per riconoscere e tutelare le varietà locali legate ai territori. Con questi nuovi ingressi salgono a 36 le risorse lombarde, tra vegetali e animali, oggi riconosciute a livello nazionale.

L’annuncio è arrivato dall’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi, che ha sottolineato il valore strategico di questo passaggio formale, frutto del lavoro congiunto di agricoltori custodi e centri di ricerca.

Le otto varietà riconosciute: dal Bresciano alla Valtellina

Le nuove iscrizioni riguardano colture storicamente radicate in diverse aree della Lombardia.

In provincia di Brescia entrano nell’Anagrafe il Fagiolo della Valvestino e il Carciofo di Malegno. Nel Mantovano viene riconosciuto il Mais di Suzzara, mentre nel Pavese sono state iscritte due varietà: il Pisello Precoce di Miradolo Terme e il Mais di Torre d’Isola.

Dal territorio bergamasco provengono il Mais Rostrato Rosso di Rovetta e il Castagno di Balestrera. Completa il quadro, per la provincia di Sondrio, la Patata Bianca di Starleggia, espressione di un’agricoltura di montagna che ha saputo preservare nel tempo caratteristiche agronomiche e qualitative specifiche.

Si tratta di varietà spesso mantenute in vita grazie all’impegno di aziende agricole familiari, che hanno custodito sementi e metodi di coltivazione tradizionali, preservando un patrimonio genetico che rischiava di scomparire sotto la pressione delle colture standardizzate.

Beduschi: “Un atto formale che certifica l’esistenza”

“Iscrivere una varietà a questa Anagrafe – ha dichiarato Beduschi – significa non solo delimitarne l’origine territoriale e le caratteristiche distintive ma, di fatto, certificarne l’esistenza. Non è un elenco simbolico: è un atto formale dello Stato”. L’assessore ha evidenziato come il registro rappresenti uno strumento concreto per trasformare risorse a rischio in patrimonio protetto e valorizzabile, capace di coniugare tutela ambientale, identità culturale e prospettiva economica.

L’ingresso nell’Anagrafe attiva infatti le misure previste dalla legge 194/2015, che disciplina la conservazione e la protezione delle varietà e delle razze locali, evitando la perdita di biodiversità e l’omologazione genetica. Per essere iscritta, ogni risorsa deve essere correttamente caratterizzata e conservata nei campi o attraverso banche del germoplasma e centri di ricerca, così da garantire una tutela effettiva e non soltanto nominale.

Biodiversità come leva di sviluppo e resilienza

Le varietà iscritte possono essere oggetto di progetti di recupero, sostegno pubblico e promozione nell’ambito di filiere locali, diventando motore di sviluppo rurale. Il riconoscimento nazionale consente inoltre di rafforzare il legame tra prodotto e territorio, con ricadute economiche e culturali sulle comunità interessate.

“Mantenere una base genetica ampia – ha concluso Beduschi – significa rendere l’agricoltura più resistente ai cambiamenti climatici e alle malattie”. In questa prospettiva, la tutela della biodiversità non è solo un’operazione di memoria, ma una scelta strategica per il futuro del settore primario, chiamato a confrontarsi con scenari ambientali sempre più complessi.

L’elenco completo delle varietà e delle razze presenti nell’Anagrafe nazionale è consultabile sul portale ufficiale dedicato, che raccoglie le risorse riconosciute su tutto il territorio italiano.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.