Sport e media, la presenza delle atlete cambia il racconto: i dati dopo Parigi 2024 e Milano Cortina 2026
21/03/2026
Il modo in cui lo sport viene raccontato passa anche dalla visibilità delle sue protagoniste. È quanto emerge dallo studio presentato in Regione Lombardia su parità di genere e rappresentazione nei media, un’analisi che attraversa il periodo compreso tra i Giochi di Parigi 2024 e quelli di Milano Cortina 2026, restituendo un quadro articolato del rapporto tra informazione sportiva e presenza femminile.
La ricerca, realizzata dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con Fondazione Bracco, Comitato Olimpico Internazionale e Fondazione Milano Cortina 2026, ha preso in esame la copertura dei telegiornali italiani, osservando come discipline, atleti e atlete vengano raccontati nel tempo, tra grandi eventi e quotidianità.
La spinta dei grandi eventi e il ritorno agli equilibri tradizionali
Durante le Olimpiadi di Parigi 2024, la narrazione mediatica ha mostrato un’attenzione più equilibrata tra sport femminili e maschili, con una presenza significativa delle atlete nei servizi televisivi. Un andamento che si riflette anche nell’esperienza di Milano Cortina 2026, dove la partecipazione femminile ha raggiunto livelli tra i più alti di sempre e la copertura delle competizioni si è mantenuta sostanzialmente bilanciata.
Nel dettaglio, una quota rilevante delle notizie ha raccontato discipline senza una distinzione netta di genere, mentre le interviste hanno evidenziato una distribuzione quasi paritaria tra voci femminili e maschili. Un dato che suggerisce un’evoluzione nel modo di costruire il racconto sportivo, più attento alla pluralità delle esperienze.
Il quadro cambia quando si esce dalla dimensione dei grandi eventi. Nell’arco dell’anno successivo a Parigi 2024, la visibilità dello sport femminile torna a ridursi, con una copertura concentrata su poche discipline e su figure già consolidate nel panorama mediatico. Un segnale che indica quanto sia ancora difficile trasformare l’attenzione temporanea in un cambiamento stabile.
Stereotipi e nuove prospettive
L’analisi mette in evidenza anche la persistenza di alcuni stereotipi, in particolare nella narrazione delle Paralimpiadi, dove la presenza femminile risulta più limitata e meno valorizzata. Le atlete, già minoritarie nella partecipazione, trovano uno spazio ridotto anche nella rappresentazione mediatica, che tende a privilegiare alcune discipline e figure.
Nonostante questo, emergono elementi che indicano una direzione possibile. Il contributo delle atlete, soprattutto nelle competizioni olimpiche, arricchisce il racconto sportivo, introducendo nuove storie, percorsi personali e modelli di riferimento. La valorizzazione di figure come Federica Brignone o Arianna Fontana contribuisce a costruire una memoria condivisa capace di riconoscere il ruolo femminile nello sport.
Tra sport, lavoro e vita personale
Accanto al tema della rappresentazione, il confronto ha toccato anche le condizioni concrete delle atlete, con particolare attenzione alla possibilità di conciliare carriera sportiva e vita personale. Tra le proposte emerse, l’istituzione di strumenti di sostegno dedicati, in grado di accompagnare le atlete anche in momenti delicati come la maternità.
Il percorso delineato punta a consolidare un sistema più inclusivo, capace di sostenere le carriere sportive nel lungo periodo e di favorire una partecipazione piena, dentro e fuori dai campi di gara.