Caricamento...

Bergamo 365 Logo Bergamo 365

Lombardia, laghi quasi vuoti: irrigazione a rischio siccità

03/08/2026

Lombardia, laghi quasi vuoti: irrigazione a rischio siccità

I grandi laghi lombardi hanno quasi esaurito le riserve utilizzabili per sostenere l’irrigazione estiva. Lago Maggiore e lago di Como conservano appena il 6% del volume regolabile, il Sebino è sceso al 10% e l’Eridio si trova sotto il 5%. Fa eccezione il Garda, che mantiene oltre la metà della propria capacità disponibile. Legambiente Lombardia avverte che la nuova ondata di calore colpisce l’agricoltura regionale mentre le scorte idriche sono ormai prossime ai livelli minimi.

Lago Maggiore e Lario vicini ai limiti di regolazione

La disponibilità d’acqua per i campi dipende dalla capacità dei bacini di rilasciare risorsa nei rispettivi emissari. Quando il livello raggiunge il limite minimo di regolazione, i laghi possono restituire soltanto una quantità equivalente a quella ricevuta dagli immissari. In assenza di precipitazioni, gli apporti derivano in larga parte dalla fusione delle residue masse glaciali alpine, anch’esse ridotte dalle temperature elevate.

Le portate rilasciate sono attualmente pari a circa la metà dei valori medi stagionali. La situazione più difficile riguarda il Verbano, che immette nel Ticino circa 70 metri cubi d’acqua al secondo, contro una media del periodo superiore di oltre quattro volte. Una quantità ritenuta insufficiente per soddisfare le esigenze delle risaie lombarde e piemontesi collegate al sistema irriguo.

Anche il lago di Como ha raggiunto un livello particolarmente basso, indicato da Legambiente tra i minimi stagionali registrati negli ultimi ottant’anni. La riduzione delle portate si ripercuote sui canali e sui comprensori agricoli della pianura, proprio durante la fase nella quale numerose colture richiedono maggiori quantità d’acqua.

Quattro miliardi di metri cubi d’acqua mancanti

Il 2026 risulta la seconda annata meno piovosa del decennio in Lombardia, dopo il record negativo della siccità del 2022. Dall’inizio dell’anno, sui bacini montani è mancato circa un quarto delle precipitazioni normalmente attese.

La conseguenza è un deficit di circa quattro miliardi di metri cubi negli afflussi ai grandi laghi. Alla fine di luglio ne sono entrati poco più di sei miliardi, rispetto agli oltre dieci miliardi previsti in condizioni ordinarie. Una differenza che le misure di risparmio e la regolazione coordinata dei bacini non sono riuscite a compensare.

Secondo l’associazione ambientalista, la Regione e gli enti irrigui hanno amministrato le scorte disponibili con attenzione. Il tavolo regionale per la gestione della crisi idrica avrebbe adottato tutte le misure possibili, in un’annata che mostrava già da marzo una marcata carenza di neve sulle Alpi.

Un contributo limitato può arrivare dai bacini idroelettrici, che tuttavia presentano livelli di riempimento inferiori alla norma. I quantitativi eventualmente rilasciabili restano ridotti rispetto alle necessità del comparto agricolo e alla dimensione complessiva del deficit.

Legambiente chiede colture meno dipendenti dall’acqua

Per Legambiente Lombardia, la gestione dell’emergenza non può sostituire una strategia stabile di adattamento climatico. Temperature più elevate, precipitazioni irregolari e minori riserve nevose rendono meno affidabile il modello agricolo costruito sulla disponibilità abbondante di acqua durante l’estate.

La presidente regionale dell’associazione, Barbara Meggetto, chiede di ripensare il paesaggio produttivo della Pianura Padana, favorendo colture e tecniche capaci di consumare meno risorsa idrica. La proposta comprende una transizione agroecologica orientata alla riduzione degli impatti dell’agricoltura intensiva sull’aria, sul suolo, sugli ecosistemi e sul clima.

Il cambiamento dovrebbe coinvolgere la scelta delle coltivazioni, i sistemi di irrigazione, la gestione dei terreni e la programmazione delle produzioni. Secondo Legambiente, mantenere invariati gli attuali modelli esporrebbe le aziende agricole a crisi ricorrenti, con danni economici destinati ad aumentare durante le estati più calde e asciutte.

Il Garda conserva oltre metà della riserva

Nel quadro regionale, il lago di Garda presenta condizioni meno critiche grazie alle dimensioni del proprio serbatoio e a una disponibilità ancora superiore al 50% del volume regolabile. Il dato non modifica però la situazione delle aree servite dagli altri bacini, dove le portate insufficienti impongono una gestione particolarmente prudente dell’acqua rimasta.

Legambiente invita quindi a passare dalle misure emergenziali a interventi strutturali, collegando la politica agricola alla nuova disponibilità idrica. La riduzione delle emissioni prodotte dalle fonti fossili resta, per l’associazione, parte dello stesso percorso necessario per contenere l’aumento delle temperature e limitare l’aggravamento delle future crisi.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.